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IL RICAMO
A Martina Franca, a Locorotondo, a Fasano il ricamo è un’arte ancora relativamente diffusa, che vede nell’annuale mostra organizzata agli inizi di luglio a Palazzo Ruggeri a Martina Franca dalle Dame Vincenziane (in concomitanza con la festa patronale dei Santi Martino e Comasia) una delle occasioni per far conoscere questo mestiere antico di secoli. A Martina, nella bottega “Pizzi e merletti” (piazza Roma 17, tel. 080/4800018) opera la ricamatrice Nella Acquaviva, che ci ha fornito la seguente testimonianza.
Da quanti anni esercita questo mestiere così particolare e come mai ha questa passione?
“Sono nata in una casa dove si facevano questi lavori, quindi è mia madre che me l’ha trasmessa. Andavo a scuola, poi mia mamma è morta quando avevo dodici anni e ho dovuto interrompere le medie per accudire ai miei fratellini. Quando papà l’anno dopo si risposò io andai a specializzarmi dalle Stimmatine dell’Istituto Marinosci in via Ceglie. La suora, visto che io ero già brava, non mi fece esercitare sul campione di stoffa sul quale si imparava ad eseguire i punti, ma mi mise già sul telaio insieme alle ragazze grandi che lavoravano conto terzi. E avevo solo tredici anni!”.
Da chi ha imparato?
“La mia maestra era suor Margherita Garofano, di Gravina di Puglia”.

La bottega della ricamatrice Nella Acquaviva in piazza Roma a Martina Franca

 

Una tovaglia ricamata a filet dalla ricamatrice

Che cosa le chiedono i suoi clienti?
“Produco moltissimo arredo, dalla tenda al centrino. Mi chiedono anche qualche lenzuolo, ma si tratta di qualche mamma fissata per il corredo. Lavoro anche bomboniere”.
Quanto tempo impiega in media e che difficoltà incontra nel suo lavoro?
“Un lavoro piccolo due giorni, uno medio 20-30 giorni. Per una tenda che ho fatto per un antico palazzo di Bari, altra tre metri e cinquanta, con un medaglione lavorato a filet di un metro e ottanta e del valore di settemila euro ho impiegato da febbraio fino alla metà di novembre. La difficoltà è che sto sempre seduta e questo mi procura artrosi alla spina dorsale, nonché alle gambe. La postura è quella che mi fa rovinare”.
Pensa che il suo mestiere sia apprezzato dai turisti di passaggio e contribuisca all’immagine di Martina città laboriosa?
“Penso di sì”.

Oggi non si trovano più apprendiste…
“Questo è un lavoro molto difficile, specie per la lungaggine. Chi mi chiede di insegnargli è la signora pensionata che deve passare il tempo, ma la ragazza non viene perché crede nei soldi facili. Chi lo vuole fare desiste per le difficoltà. Bisogna decisamente avere istinto, in particolare per le proporzioni”.
Che punti impiega di frequente?
“Il chiacchierino o frivolitè, il filet e il punto strega che va per la maggiore, col quale anticamente si facevano gli scialli”.
Una curiosità del suo mestiere.
“Quello che notano in molti è la preparazione dei miei lavori, e la stiratura. Pensano che io abbia un segreto tutto mio per stirare i ricami, tant’è che dicono che cambino colore”.

 

Alcuni centri a chiacchierino lavorati nella bottega "Pizzi e Merletti".

A chi vuole conoscere meglio quest’arte, perché di arte si tratta, per un regalo speciale, o solamente per dare un’occhiata, ricordiamo che non necessariamente ricamo significa costoso: si parte anche da pochi euro come per esempio i sottotazze e i centrini.